L’associazionismo notarile

Posted by on Feb 15, 2017 in Notizie Legali | 0 comments

Quante volte abbiamo sentito parlare di associazionismo notarile? In quinti sanno di cosa si tratta realmente? Perchè moltissimi notai scelgono di approcciarsi alla proprio professione in queste modalità? Quale vantaggio possono trarre i cittadini da questa scelte? Nel seguente articolo cercheremo di fare luce su queste domande e molto altro, spiegando nel dettaglio le motivazioni che danno vita a questo fenomeno sempre più diffuso.

Prima di passare all’analisi bisogna però comprendere che cosa si intende con associazionismo notarile e cosa tale termine sott’intende. Sicuramente anche nella vostra città avrete uno o due studi notarili nei quali è possibile trovare più notai associati. Pur essendo una carica pubblica con enormi poteri infatti il notaio è anche un libero professionista e, al pari degli avvocati, può trarre enorme beneficio dalla collaborazione coi colleghi.

Il termine “associazionismo notarile” dunque non è altro che un modo forbito ed altisonante per identificare una pratica che, ormai, è divenuta quasi la norma. I notai scelgono di aprire studi in società o di aderire a studi già avviati proprio per alleggerire il carico di lavoro ed avere altri punti di vista professionali su eventuali materie di cui non sono ancora del tutto esperti.

Spesso l’ associazionismo notarile nasce proprio durante il periodo di tirocinio (si anche i notai devono per legge fare un periodo di apprendistato), di un neo notaio che, grazie all’esperienza e alla supervisione dei colleghi più anziani ha la possibilità di “farsi le ossa” come si suol dire, in una delle professioni più complesse ed onerose che esistano.

Alcuni notai scelgono di rimanere al fianco dei loro mentori anche dopo il periodo di tirocinio e l’assunzione della carica effettiva così da farsi un nome tramite i clienti del collega e per fornire al cittadino una visione più completa delle possibilità che riguardano le sue pratiche, grazie ad una doppia consulenza. Insomma l’associazionismo notarile è così diffuso proprio per gli enormi benefici di cui possono godere sia i notai che lo praticano ma anche i clienti del loro studio.

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Unioni civili, il via alla “Cirinnà”.

Posted by on Giu 7, 2016 in Notizie Legali | 0 comments

Dopo le votazioni dei mesi scorsi che hanno approvato la cosiddetta legge “Cirinnà” sulle unioni civili, finalmente essa da ieri è entrata in vigore ed ora le coppie omosessuali possono godere di quasi tutti i diritti precedentemente riservati solo alle coppie etero. Vediamo cosa significa questo importante traguardo raggiunto dall’Italia.

Ci sono voluti anni di battaglie ma finalmente anche le coppie omosessuali possono essere riconosciute legalmente dallo Stato italiano. Le unioni civili potranno infatti essere ufficializzate e quindi donare ai coniugi più o meno gli stessi diritti delle coppie etero, salvo il comparto dedicato all’adozione che per ora rimane ancora loro precluso.

Bisogna ancora attendere che le disposizioni in merito alla celebrazioni dei matrimoni omosessuali per gli uffici comunali vengano consegnate, ma è già un incredibile passo avanti, sopratutto se si pensa che le regolamentazioni atte a tutelare quelle coppie (sia etero che gay) che non vogliono ufficializzare il loro rapporto, sono già attive.

Le unioni civili, dal punto di vista del diritto italiano, assomigliano molto al matrimonio per quanto riguarda la tutela legale, esse infatti obbligano i partner alla reciproca assistenza sia morale che materiale e a vivere sotto lo stesso tetto oltre che a dover contribuire alla vita domestica secondo le loro possibilità, mentre al contrario delle coppie etero, non è previsto l’obbligo di fedeltà.

Quest’ ultimo punto in particolare ha fatto discutere poichè in Italia le principali cause di separazione derivano proprio dall’ infedeltà di uno dei due coniugi, vedremo quindi come la legge evolverà in futuro per tutelare questo aspetto anche nelle coppie omosessuali.

 

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Norme RC auto contro la libertà di scelta

Posted by on Set 7, 2015 in Notizie Legali | 0 comments

Una modifica recente sulla normativa che regola l’rc auto sta facendo parlare molto di sè poichè a quanto pare rischia di minare seriamente la libertà di scelta dei cittadini, ma andiamo per ordine. Quando si fa un incidente e si vuole far riparare l’auto solitamente si porta nell’ officina di fiducia e si possono utilizzare i soldi di risarcimento forniti dalla propria assicurazione.

La nuova normativa però impone di portare la propria automobile a riparare soltanto in autofficine convenzionate con la compagnia assicurativa stessa. Come comprenderete questo implica una restrizione sulla libertà di scelta del cittadino non indifferente. L’associazione dei carrozzieri ha quindi espresso perplessità e preoccupazione sulla normativa sostenendo che essa andrebbe a penalizzare quelle piccole carrozzerie artigianali che operano sul territorio italiano e che non sono convenzionate con nessuna assicurazione.

Purtroppo è innegabile che tale legge penalizzi le piccole imprese, per questo l’associazione carrozzieri di Confartigianato, Cna e Casartigiani stanno chiedendo a gran voce la sospensione della suddetta legge e il ripristino della libertà di scelta da parte del cittadino di valutare le offerte delle varie officine a propria discrezione per garantire nuovamente una concorrenza corretta.

Il Governo ha giustificato la modifica apportata alla legge come intervento necessario per ridurre i costi delle assicurazioni ma sopratutto come prevenzione contro truffe verso le assicurazioni che sono diventate ormai all’ordine del giorno. Ora che il Parlamento riaprirà i battenti dopo la pausa estiva, si spera nel raggiungimento di un accordo che soddisfi entrambe le parti.

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Gelosia ossessiva? Si tratta di maltrattamento.

Posted by on Lug 27, 2015 in Notizie Legali | 0 comments

Ebbene si, finalmente grazie ad una sentenza della corte di Cassazione del 14 maggio 2015, la gelosia morbosa da parte di uno dei coniugi è diventata a tutti gli effetti un reato penalmente perseguito, che viene considerato maltrattamento in famiglia e si va ad integrare a quelli già presenti come le percosse, lesioni, ingiurie, minacce e privazioni. Una grande vittoria sopratutto per quelle donne spesso vittime dell’ attenzione morbosa di alcuni uomini.

La gelosia morbosa, che si manifesta con continue contestazioni di tradimenti inesistenti, ricerca incessante di tracce di relazioni extra coniugali attraverso il controllo di telefoni e computers, reiterate richieste di prova del DNA sui figli, controllo degli spostamenti ed orari di rientro, configura infatti ,a detta della Suprema Corte ,una vessazione psicologica punita dalla legge.

Si tratta a tutti gli effetti di una violenza psicologica che spesso rischia di sfociare anche in quella fisica e che, nei casi più gravi, può portare a lesioni serie o addirittura all’ omicidio. Il fatto che la Cassazione abbia riconosciuto la gravità di questa tipologia di comportamenti morbosi come qualcosa che deve essere punito, forse potrebbe salvare molte vite in futuro.

La sentenza però non si limita alla gelosia morbosa fra i coniugi, ma si estende anche a quei soggetti familiari che vengono considerati più deboli, ad esempio la gelosia di un padre per la figlia che lo porta a limitarne la libertà in maniera grave, tanto da causarle danni sia psicologici che fisici.

A seconda dei casi specifici le punizioni impartite a chi commette il reato di maltrattamento familiare possono variare molto, dai semplici ammonimenti ad una reclusione vera e propria nei casi più gravi.

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Ridotti i tempi per divorziare

Posted by on Mag 18, 2015 in Notizie Legali | 0 comments

La notizia è di pochi giorni fa, quando il 6 maggio il governo italiano ha approvato una nuova legge che ha la funzione di regolare le tempistiche fra separazione e divorzio, ridotte da 3 anni a 1 anno o 6 mesi. L’ 11 maggio la legge è stata quindi pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale ed entrerà effettivamente in vigore fra pochi giorni il 26 maggio.

La separazione di una coppia è da sempre motivo di profondo stress, sia per i coniugi ma sopratutto per eventuali figli della coppia. Prima di ottenere il divorzio era necessario attendere almeno 3 anni dalla separazione, periodo giustificato per dare il tempo ai coniugi per un eventuale ripensamento e riconciliazione. Ma si è visto che tale periodo ha spesso il risultato contrario, creando ancora più distacco per via dell’impossibilità di compiere nuove scelte.

Ridurre le tempistiche fra separazione e divorzio è stata quindi la soluzione scelta con la legge n. 107, che permette ai coniugi che si siano separati consensualmente, di ottenere il divorzio in un periodo che va dai 6 mesi a un anno dalla separazione. Questo permette al giudice di dare comunque un certo periodo ai coniugi per la riconciliazione e di intervenire per tentare di far ricredere le parti, ma consente anche ai coniugi e ai figli di subire meno stress evitando di incrinare ulteriormente i rapporti.

In presenza di figli la coppia dovrà come sempre avere almeno un avvocato che li assista, mentre se non sono presenti minori nel matrimonio la scelta del legale è facoltativa. Anche in caso di presenza di minori, i termini validi per il divorzio rimangono da un minimo di 6 mesi a un massimo di 1 anno, quindi tale presenza non influenzerà il periodo di separazione in alcun modo, come alcuni avevano invece ipotizzato in precedenza.

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L’affitto di azienda: soluzione alla crisi

Posted by on Mar 5, 2015 in Notizie Legali | 0 comments

Il nostro amato paese e buona parte delle nazioni che aderiscono all’unione europea, stanno attraversando un periodo di crisi che definire “senza precedenti” è a dir poco essere clementi. Ci troviamo di fronte ad una delle crisi più pesanti e problematiche dai tempi del crollo della borsa di Wall Street nel 39′. Il disagio sociale scaturito da suddetta crisi economica è spaventoso. Si contano ogni giorno migliaia di suicidi di operai ed imprenditori incapaci di provvedere alle proprie famiglie, per non parlare dell’enormità di aziende che o ha chiuso o ha scelto di trasferire la produzione all’ estero per approfittare dei costi più bassi.

Tutto ciò è il sintomo di un’ economia sbagliata, in mano a pochi potenti che pensano prima a riempirsi le tasche lasciando i cittadini sull’ orlo del baratro senza offrire soluzioni concrete. Sono anni ormai che i politici, non importa il colore, affermano che il paese è in ripresa….ma dove sia questa ripresa solo loro lo sanno.

Ma polemiche a parte, oggi vogliamo focalizzarci su quello che molti imprenditori hanno scelto come soluzione alternativa alla bancarotta e conseguente chiusura della loro azienda. Si tratta dell’affitto di azienda, una pratica che sta diventando di uso comune e che potrebbe avere le potenzialità per risollevare l’economia ed aiutare il paese ad uscire dalla crisi.

Detto in termini più profani, si può parlare di affitto di azienda nel momento in cui l’imprenditore titolare della suddetta, decida di dare in concessione la struttura, le macchine, gli operai e tutto ciò che la compone, a terzi che avranno l’onere di gestirne la produzione dietro pagamento di un canone ben stabilito. Alcuni imprenditori possono scegliere di dare in gestione a terzi anche solo un ramo della loro impresa.

Questa scelta ha un impatto notevole sull’economia del paese poichè invece di togliere lavoro ai poveri operai, l’imprenditore responsabile e coscienzioso, sceglie di rimanere a produrre in Italia, affidando i frutti dei propri sforzi a qualcuno con maggiori possibilità di gestione, garantendo però ai propri dipendenti di ritenere il loro lavoro. Questo crea una certa liquidità ed un potere d’acquisto da non sottovalutare. Due fattori che sono la chiave per uscire da una crisi che sta lentamente corrodendo il paese ed i suoi abitanti.

L’affitto d’azienda non richiede nemmeno troppi passaggi complicati a dire il vero. La cosa fondamentale e prevista dalla legge è che la procedura venga eseguita davanti ad un notaio, che avrà il compito di evidenziare tutti gli elementi essenziali richiesti dalla legge, primo fra tutti il valore del canone che l’ affittuario dovrà corrispondere e le modalità con cui questo avverrà. Il notaio ha anche il compito di descrivere in maniera esaustiva e precisa tutti i beni e i diritti oggetto dell’azienda trasferita e di assistere le parti nella stipulazione di clausole adatte al caso concreto.

Va altresì ricordato che non sarà compito del notaio verificare la continuità dell’iscrizione dell’azienda nel Registro delle Imprese ne l’effettiva titolarità di licenze e permessi. L’imprenditore e l’ affittuario dovranno quindi preoccuparsi autonomamente di suddetti punti, estremamente importanti per lo svolgimento dell’attività nel totale rispetto delle norme vigenti.

Esistono ancora imprenditori e dipendenti pieni di buona volontà e voglia di fare per ripartire e ricostruire qualcosa, ecco perchè l’affitto d’azienda è la risposta più concreta e migliore alla crisi e deve essere un’ opzione da tenere sempre in considerazione. Aiutate il paese a ripartire, continuate ad investire in Italia e la crisi forse vedrà la sua fine.

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