Ddl n. 1142 - Istituzione di ordini e albi delle professioni sanitarie
Riparte l'iter per l'istituzione degli Ordini professionali in applicazione della legge 1 febbraio 2006, n. 43: in discussione in Senato il Disegno di Legge n° 1142 ad iniziativa dei Senatori Boldi, Rizzi e Vicari “Istituzione degli ordini e albi delle professioni sanitarie infermieristiche, ostetrica, riabilitativa, tecnico-sanitarie e della prevenzione”.
Fin dal 2202 le professioni sanitarie aspettano che vengano istituiti i rispettivi ordini professionali come punto di arrivo di un processo di riqualificazione professionale avviato dalle leggi n. 42/1999 2 e 251/2000.
Quste norme hanno abolito i mansionari, cancellato il termine di “paramedico” , istituto i percorsi universitari e aperto la strada verso la posizione dirigenziale nelle Aziende Sanitarie Ospedaliere e Locali.
La condizione iniziale di ciascuna delle professioni sanitarie non mediche è estremamente varia: infermieri, ostetriche e tecnici di radiologia medica sono già aggregati in Collegi provinciali e Federazioni nazionali, mentre altre professioni sono costituite solo in associazioni.
Per infermieri, ostetriche e tecnici di radiologia medica si tratta di trasformare i loro Collegi in Ordini: per le altre figure professionali si tratta di avere finalmente una rappresentanza istituzionale che per ora non esiste.
L’istituzione degli ordini con la trasformazione dei Collegi per le professioni già così organizzate e la costituzione tout court per le altre professioni sanitarie discende dalla legge n. 43/2006 e costituisce il concreto riconoscimento dell’evoluzione dei professionisti sanitari passata attraverso l’introduzione della formazione universitaria, l’assunzione di responsabilità conseguente al nuovo stato giuridico e le mutazioni subite nei processi lavorativi.
In particolare, la legge 1 febbraio 2006, n. 43, ha regolamentato le professioni sanitarie infermieristiche, ostetrica, riabilitative, tecnico sanitarie e della prevenzione previste dalla legge 10 agosto 2000, n. 251 e dal decreto del Ministro della sanità del 29 marzo 2001, ma ha altresì delegato il Governo di adottare uno o più decreti legislativi per l’istituzione dei rispettivi ordini e albi professionali.
La legge n. 43/2006 è nata con l’assenso di tutte le forze politiche dopo un percorso parlamentare lungo e articolato ed aveva l’ambizione di completare il processo di evoluzione delle professioni sanitarie avviato negli anni ‘90 e 2000 applicando un nuovo concetto di “sistema salute integrato” destinato ai cittadini.
Si ricorda che nel luglio del 2006, era stato anche attivato un tavolo di confronto tra il Ministero della salute e le Organizzazioni Sindacali maggiormente rappresentative allo scopo di definire il previsto schema di decreto legislativo, così da giungere, con un percorso il più possibile condiviso, alla definitiva istituzione degli Ordini in cui trovassero allocazione tutte le professioni sanitarie.
Un primo schema di decreto, approvato non senza difficoltà anche dalle rappresentanze sindacali, era stato portato inutilmente all’attenzione del Consiglio dei Ministri nell’agosto del 2006 ma l’esito fu negativo.
Successivamente, scaduta la delega di sei mesi al Governo per l’adozione del decreto sugli Ordini, il Parlamento, con legge 17 ottobre 2007 n. 189, ha disposto il differimento del termine per altri 24 mesi (fino al 4 marzo 2008), permettendo in tal modo al Ministero della salute di elaborare una seconda proposta di regolamentazione della materia. Questa nuova proposta venne formulata il 25 gennaio 2008.
Lo schema di decreto, pur avendo ottenuto il maggior consenso possibile da parte delle rappresentanze sindacali e la condivisione da parte delle competenti Commissioni parlamentari, non è stato poi approvato dal Governo entro i termini previsti dalla legge di delega del 4 marzo 2008.
In questa vicenda si inserisce anche la dichiarata intenzione di un generale riordino di tutti gli ordini Professionali, esistenti e futuri, che non è stato tradotto in forma di legge.
Con lo scioglimento anticipato delle Camere e l’avvio di una nuova legislatura, tutto è rimasto in sospeso.
Da oltre 10 anni il problema è aperto ma, forse, i tempi sono maturi per arrivare ad una definizione della questione: la richiesta di istituire gli ordini nasce dal fatto che queste professioni si trovano ad operare in un’area sanitaria dove è necessario, più che in altri settori, un controllo utile a garantire i pazienti in termini di professionalità, di qualità di prestazioni e servizi erogati ma anche di tutela contro un dilagante abusivismo.
Va precisato inoltre che gli Ordini Professionali, oltre a parificare i colleghi italiani agli altri professionisti europei, hanno l’obbligo di verificare e garantire comportamenti e valori etici delle professione, sanzionando eventuali abusi e distorsioni.
Presso la XII Commissione permanente (Igiene e sanità) del Senato è ora in discussione il DdL n. 1142 dal titolo: “Istituzione degli ordini e albi delle professioni sanitarie infermieristiche, ostetrica, riabilitativa, tecnico-sanitarie e della prevenzione”. Questo, in parte, recupera i precedenti disegni di legge in materia.
Per realizzare gli obiettivi che si propone Il DdL 1142 dispone, l’istituzione di cinque ordini: infermieri, ostetriche, operatori della riabilitazione, tecnici di radiologia medica, tecnici sanitari e della prevenzione (articolo 1).
Si prevede che, di norma, gli Ordini siano costituiti a livello provinciale.
Altri articoli definiscono le regole di funzionamento degli Ordini: l’istituzione degli albi presso i rispettivi ordini, la costituzione di una Commissione disciplinare a livello regionale competente a giudicare sulle infrazioni degli iscritti, i principi ai quali si devono ispirare gli statuti.
Sono inoltre stabiliti i requisiti necessari per accedere all’iscrizione e le condizioni che portano alla cancellazione dall’albo.
Gli Ordini sono organizzati in federazioni nazionali con sede a Roma
Il Ministro della salute Ferruccio Fazio ha convocato, lo scorso 21 aprile 2010 gli Ordini dei medici, odontoiatri, veterinari, farmacisti e psicologi ed i Collegi di infermieri, ostetriche e tecnici di radiologia medica con l’obiettivo di mettere a punto dei percorsi condivisi per inquadrare le specificità sanitarie prima di confluire in un percorso più generale di riforma delle professioni, avviato in parallelo dal Ministro della giustizia.
Le professioni sanitarie con lo status giuridico regolamentato dalla legge n. 43/2006 in Italia sono 22 per un totale di circa 500.000 professionisti sanitari non medici.
Se fosse approvato, questo DdL non farebbe altro che rimediare una palese ingiustizia: allineare giuridicamente le professioni sanitarie (già riconosciute ma non ancora ordinate) a tutte le altre professioni. La CISL FP non è contraria ad una riforma poi complessiva di tutto il sistema degli Ordini della sanità, che peraltro è anche richiesto dai medici, ma ritiene che oggi sia prioritario mettere tutti sullo stesso piano giuridico.
Dopo le esperienze vissute nelle precedenti legislature è forte il timore che la grande riforma possa essere utilizzata come pretesto per eludere nuovamente quanto previsto dalla legge n. 43/2006.
La Segreteria Nazionale della CISL FP si augura che l’iter parlamentare del DdL 1142 proceda il più celermente possibile.
La CISL FP ritiene che al primo posto vada collocata l’applicazione di quanto previsto dalla legge n. 43/2006 con la creazione degli ordini anche per tutte le 22 professioni sanitarie non mediche, comprese le 17 oggi ancora prive di albo.
Questa è un’esigenza prioritaria che riafferma il nuovo ruolo di responsabilità delle professioni sanitarie, non solo nell’assistenza sanitaria, ma nella gestione complessiva del sistema salute del servizio sanitario nazionale.

